Quelli del mercoledì

Mostra: collettiva virtuale
TitoloQuelli del mercoledì
Artisti: Pino Deodato, Antonio Sormani, Franco Tripodi
Testo:  Evelina Schatz
Testi poetici: Laura Cantelmo, Donato Di Poce, Vincenzo Guarracino
Periodo: da mercoledì 29 aprile 2020 a mercoledì 13 maggio
Curatela: Antonella Prota – Giurleo


Pino Deodato, Antonio Sormani e Franco Tripodi si conoscono e si frequentano dai primi anni ‘70.
Negli ultimi anni i tre artisti hanno costruito una consuetudine: il pranzo del mercoledì. Un modo per ritrovarsi, per scambiarsi opinioni, esperienze e saperi.
Nell’impossibilità di vedersi a causa della pandemia, in questo periodo le telefonate e i social hanno permesso di continuare i rapporti e di organizzare, virtualmente, una mostra.

L’amica artista e scrittrice Evelina Schatz ha elaborato il testo di presentazione dei tre artisti.



Pino DEODATO

Stanze fantasmi dove accadono misteri e delitti, custodi di segreti sinistri. Qui nascono i miti e abita il Tempo. In questo ente vige la solitudine. Amata? Forse… In inglese solitude e loneliness si riferiscono rispettivamente al piacere e al dolore. Ma qui, in queste stanze e città, la  solitudine è sognata. Forse sarei più sola/ senza la mia solitudine recita una poesia di Emily Dickinson. Lei sarebbe perfetta in queste stanze color fantasma. E non si tratta di isolamento. Si trovano, nelle città abbandonate dall’uomo o città invisibili, luoghi di alterità simili alle anime degli artisti.

Pino Deodato, a Milano dal 1969, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Dai primi anni ‘80 lavora con la Galleria Gastaldelli;  successivamente con Il Milione, Cardi, Klerks, Progettoarte ELM, Cristofori di Bologna, Narciso di Torino, Claudio Poleschi di Lucca, Art events di Benevento; Susanna Orlando di Forte dei Marmi, Ambrosino di Miami, Foro italico Roma; Museo Paolo Pini, Fondazione Pomodoro, Contemporary Art Platform di Kuwait City.
Dagli anni ‘90 l’espressione visiva dell’artista è caratterizzata da un un realismo magico che gli permette di esplicitare, attraverso le pieghe della memoria e alternando pittura e scultura, il suo personale senso della vita e del mondo. Una visione poetica che è resa acuta da una percezione severa e gentile, quasi indulgente, della realtà.


Antonio SORMANI

Dai mosaici bizantini al Klimt giallo oro che annuncia l’arrivo del sole, la gioia regale; spazi formali che sembrano città non del tutto immaginarie. Costruite con tasselli. Un ragazzo potrebbe pensare a microchips della più esplicita contemporaneità. Ma per noi il passato si  confonde con tanta esplicita modernità. Le icone presentano spazi confusi. Perturbazione sconvolge i mosaici dove giace passione dell’artista. Colui che nasconde e affoga  il proprio tormento nei luoghi che avrebbe amato Calvino.

Antonio Sormani espone dagli anni ‘60. Ha lavorato con le gallerie L’Incontro di Lugano e con la galleria 10.2! di Milano. Tra le personali di questo millennio: 2004  Galleria L’incontro. Lugano e Galleria 10.2! Milano; 2005 Istituto italiano di cultura. Lima; 2008 Spazio Guicciardini. Milano; 2012 Mikkolan Navetta Gallery, Finlandia; 2013 Studio Righini. Milano; 2014 Malaga Home Gallery. Milano; 2017 Villa Giulia Verbania.
L’artista utilizza l’immagine frammentata come metodo di ricerca pittorica. Chi guarda deve ricomporre, trovare un senso, cercare di individuare la forma originaria.  In questa ricerca sono entrate le immagini “disturbate” della televisione, frammentazioni tecnologiche che l’artista fotografa e rielabora pittoricamente attraverso la sua sensibilità. Nascono così le ultime opere che Antonio Sormani  definisce “Perturbazioni”.


Franco TRIPODI

O dell’avventura del cerchio

Intuirono allora i Pitagorici. “Perché il cielo si muove con un movimento circolare?” chiede Plotino; perché imita l’intelligenza è la sua risposta. Come un astrofisico contemporaneo, scrive il poeta Omar Khayyam: poiché la Ruota del cielo non ha mai girato secondo il volere di un saggio, cosa importa contare sette o otto cieli?
Nel buddismo Zen troviamo spesso disegni di cerchi concentrici, che rappresentano l’ultima tappa del perfezionamento interiore, l’acquisizione dell’armonia dello spirito. Jung ha mostrato che il simbolo del cerchio è un’immagine archetipica della totalità della psiche. Il cerchio è figura che sovrasta il flusso del tempo, misteriosa e trasversale…Per finire nell’arcano dell’Uovo

Franco Tripodi, a Milano dal 1970,  predilige  il linguaggio della pittura. Attraverso il segno, la scrittura e il colore l’artista evoca la dimensione poetica di personaggi considerati come riferimento.
“La pittura è intesa come mezzo per realizzare un palinsesto considerato nel corretto significato originario: stratificazioni di azioni in un arco temporale e mentale ampio, lontano e infine a conclusione dell’opera, definitivo”.
Nel 1986 la prima mostra personale Mediterranea alla Galleria Piero Cavellini di Milano.  Tra le personali più recenti:   Misura dell’ordine 2012 Galleria Spaziotemporaneo Milano.  In forma di scrittura 2014 Galleria Dieci.2! Milano. Estensioni e Mutamenti 2017 Studio Masiero Milano.  Ailleurs, 2019 Galerie Christophe Gratadou Parigi.


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